mercoledì 16 ottobre 2013

7 agosto 2013 - Tomba Brion
 Ogni ingresso di luce è quasi come 
la manifestazione della sua presenza.



Visitando l'opera di Scarpa ci si accorge immediatamente che siamo di fronte ad un'opera artistica studiata in ogni sua minima parte. Si respira un'aria particolare, non è solo il silenzio dovuto alla funzione del luogo destinato ad accogliere i defunti a dare quel tocco di etereo. E' la composizione stessa e l'articolazione dei suoi spazi con le sue inaspettate particolarità a creare tutto ciò.

I dettagli che caratterizzano l'intero complesso sembrano studiati quasi in modo ossessivo. Il modo di renderli scultura è una delle caratteristiche dell'opera dell'architetto, il quale usa il cemento come se fosse bronzo o ceramica. Crea sculture con materiali poveri  modellando muri e varchi, porte e stipiti, è come se gli archetipi dell'architettura da lui usati fossero paragonabili a delle statue rappresentanti figure del passato. E allora ecco che il suo muro diventa il suo Teseo e l'arcosolio contenente le due tombe della famiglia Brion la sua Venere.


Questo spazio accoglie la luce e le anime del mondo in un unico luogo. La luce scarpiana ha una potenza impareggiabile, entra ed esce da ogni spazio, viene riflessa dall'acqua e dal vetro, sbatte contro le pareti e si dissolve nel silenzio. Questo spazio ha il potere di parlare, parla la sua luce. Ogni ingresso di luce è quasi come la manifestazione della sua presenza. I due cerchi fungono da unione tra i due defunti e tra il cimitero e la vita. Si trovano esattamente in quella soglia di silenzio e luce tra il reale e l'ultraterreno, come entra la luce entra la vita nel ricordo delle persone che non sono più tra noi.



 Il servizio fotografico: